La risonanza magnetica è un esame di diagnostica per immagini utile a indagare approfonditamente tutte le strutture dell’organismo umano, con incredibile precisione e chiarezza.
Una svolta riguardo a questo esame è avvenuta con l’introduzione della risonanza magnetica aperta, utile sopratutto per i pazienti claustrofobici.
La risonanza magnetica aperta
La risonanza magnetica fino a qualche anno fa poteva essere eseguita soltanto introducendo attraverso un’apertura circolare il paziente già disteso su un lettino, all’interno di un macchinario cilindrico chiuso su tutti i lati.
Uno dei problemi più frequenti da affrontare è sempre stato quello di eseguire tale esame nei pazienti claustrofobici o in quelli che, per varie ragioni, non riescono a stare in un ambiente chiuso.
La tecnologia in ambito medico è riuscita a risolvere questo grave problema con la risonanza magnetica per claustrofobici, che apre nuove possibilità a diversi tipi di pazienti.
Tra questi ci sono i bambini, che nella maggior parte dei casi hanno dimostrato intolleranza alla procedura tradizionale e quindi possono essere affiancati anche da uno dei genitori durante l’effettuazione dell’esame stesso.
Un altro vantaggio si riferisce anche ai pazienti obesi, con un peso fino a 250 kg, che finalmente possono accadere all’esame e sottoporsi a una diagnosi molto precisa rispetto, per esempio, alla TAC.
La TAC è ormai diventato un esame di completamento dell’indagine medica ai fini della diagnosi, ed è noto che non garantisce la precisione che offre una risonanza magnetica, compresa quella aperta.
La risonanza magnetica per claustrofobici
Si stima che i pazienti claustrofobici nel mondo siano circa il 4% della popolazione.
La reazione di questi ultimi anche solo all’idea di entrare in un cilindro chiuso, provoca uno stato di paura e di ansia prolungata. Ci sono anche quei pazienti che non sono propriamente claustrofobici, e rappresentano il 10% circa della popolazione mondiale, ma manifestano una marcata intolleranza ai luoghi chiusi. Nei casi di claustrofobia, dopo aver iniziato l’esame diagnostico di risonanza tradizionale, questo deve essere inevitabilmente interrotto.
Per i claustrofobici non c’è possibilità alcuna di eseguire la risonanza magnetica tradizionale con una seria penalizzazione nell’iter diagnostico, che va a discapito del paziente stesso.
Come si esegue la risonanza magnetica aperta
La risonanza magnetica aperta è un macchinario di nuova generazione presente in alcune strutture all’avanguardia, che se ne sono dotate per risolvere il problema dei pazienti claustrofobici e che hanno ottenuto il risultato voluto: un accesso pari quasi al 100% dei pazienti che necessitano dell’esame.
Il macchinario per la risonanza magnetica aperta ha diverse versioni per eseguire l’esame con vari scopi.
Ci sono i macchinari sostanzialmente composti da 2 pedane, una delle quali accoglie il paziente supino. La pedana superiore si trova a circa 30 cm di distanza dal corpo del paziente e i lati, naturalmente sono liberi.
La pedana inferiore dove il paziente è disteso, può essere girevole, per esempio per eseguire la risonanza magnetica aperta in piedi o in posizione obliqua. Per rasserenare i pazienti si può anche modulare l’intensità della luce esterna, che comunque può incidere su un eventuale disagio.
Questo consente una grande libertà sia per il paziente che per il medico, che con la risonanza magnetica aperta riesce a eseguire alcune indagini difficili.
Una di queste è l’indagine, per esempio, sulla struttura del polso, che deve essere debitamente posizionata a favore.
In alcuni casi la risonanza magnetica aperta è anche più efficace di quella chiusa, per una maggior libertà di movimento.
La risonanza magnetica permette di eseguire diagnosi e approfondire l’analisi di patologie a carico del sistema muscolo-scheletrico in campo neurologico e neurochirurgico, ortopedico, gastroenterologico, cardiologico e traumatologico.
La risonanza magnetica aperta o chiusa è comunque preclusa a pazienti che sono portatori di pacemaker o che hanno subito l’impianto di clips vascolari al cervello.